Parlate di questo morbo e avrete tutti i governi contro

Via Po intervista Ricardo Preve, regista di “Chagas, un male nascosto”

di Manlio Masucci

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Ricardo Preve, regista e produttore cinematografico argentino, deve la sua notorietà alla coproduzione del film-documentario Mondovino che si è aggiudicato vari premi internazionali. Lasciati alle spalle i piaceri del palato, il cineasta ci parla ora di un morbo invisibile che sta falciando la vita di milioni di latinoamericani nella totale indifferenza del cosiddetto primo mondo: è il Mal de Chagas, una malattia provocata da un parassita, il tripanosoma cruzi, che colpisce con esiti mortali il cuore, l’apparato digestivo e il sistema nervoso. La nuova fatica di Preve, questa volta in veste di regista, si chiama “Chagas, un male nascosto”. La sua inchiesta svela al mondo un ulteriore e imprevisto aspetto del terribile morbo. La malattia, presente soprattutto fra le popolazioni indigenti latinoamericane, potrebbe presto sbarcare in Europa e Stati Uniti.

Signor Preve siamo qui a parlare di una vera e propria epidemia sconosciuta. Il Mal de Chagas colpisce 20 milioni di persone in America Latina ma è poco conosciuto. E’ una malattia parassitaria che miete oltre 20.000 vittime all’anno soprattutto fra i poveri. L’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) stima che siano oltre100 milioni le persone a rischio contagio. Il Chagas rappresenta una vera metafora di disagio sociale ed emarginazione. E’ la malattia dei poveri dimenticati che non hanno accesso al potere politico e che non hanno voce nei media. Parliamo di una situazione di povertà esasperante, di indigeni scacciati dalla loro terra che non hanno risorse per vivere, non hanno vestiti e cibo. Mentre giravo il film ho assistito al ricovero d’urgenza di bambini che stavano morendo di fame. Il Chagas è un’ulteriore disgrazia che si assomma ad una situazione già molto precaria. Tutta questa gente vive in case dirupate infestate dagli insetti vettori del male, le vinchucas. Ma ci si può contagiare anche con una trasfusione di sangue o una donazione d’organi. Insomma mi è sembrato subito evidente che il Chagas può facilmente sconfinare dall’America Latina e così ho cominciato a investigare per capire se sia già presente in Europa e Stati Uniti.

Cosa ha scoperto negli Stati Uniti e in Europa? Sono stato nelle comunità latine, nelle chiese e nelle scuole dove si parla spagnolo. Molte persone mi hanno raccontato di esser stati morsi dalla vinchuca e a seguito di analisi è stato confermato che un’alta percentuale aveva contratto il male. Anche in Europa e negli Stati Uniti c’è quindi una popolazione nascosta affetta da Chagas. Il numero preciso non si conosce perché non c’è ricerca ma sono già molti i casi nella letteratura medica; soprattutto casi di trasfusioni dove i donatori erano malati. Purtroppo nel “primo mondo” non c’è alcuna coscienza di questo problema. Non si fanno analisi per il Chagas.

Nel suo film lei entra in un ospedale e quello che accade è molto significativo. Sono stato in un ospedale statunitense a offrire il mio sangue ma non mi hanno fatto alcuna analisi del Chagas nonostante io provenga da una zona endemica. Ho chiesto se mi potevano spiegare cosa fosse il Chagas e mi hanno risposto che aveva a che vedere con il Medio Oriente. Se fossi stato un chagasico e avessi donato il sangue avrei potuto infettare moltissima altra gente.

Qual è il ruolo dei governi in questa situazione? In generale tutti i governi dell’America Latina tendono a dimenticare questo morbo. Il dottor Carlos Chagas, che ha scoperto il male a inizio del ventesimo secolo, ha detto: “Parlate di questa malattia e avrete tutti i governi contro”. E aveva ragione perché questa malattia è la prova tangibile dell’incapacità dei governi di prendersi cura della gente negando le condizioni basiche di dignità umana.

Il Chagas sembra però attirare l’interesse dei media, soprattutto negli ultimi tempi. Siamo sulla strada buona? Quello che può risultare utile è cercare di svegliare una coscienza su questa malattia. Il Chagas si conosce da circa 100 anni e nessuno ha mai mosso un dito per controllarlo. Il lavoro degli operatori dei media può portare a conoscenza della gente e dei governi questi temi.

Che reazione ha avuto il pubblico al film? Una reazione molto positiva. La gente comincia a parlare del Chagas. Sono usciti centinaia di articoli e molti enti si sono fatti avanti per finanziare progetti di ricerca. Sto portando il film in giro per il mondo anche grazie all’aiuto di Medici Senza Frontiere. Sono stato anche in Italia dove spero che il film venga presto distribuito.

Alcun caso particolarmente emozionante durante la lavorazione del film? E’ successo qualcosa di molto forte proprio con un malato di Chagas. Questo fatto è poi divenuto l’episodio finale del mio film quindi non vorrei rovinare la visione raccontandolo adesso. Posso solo dire che ci siamo trovati a faccia a faccia con questa malattia e tutta la sua pericolosità è stata subito evidente.

Ci sono medicine che permettono di guarire dal morbo? Sfortunatamente no. Ci sono due medicine che possono essere somministrate a bambini che non siano maggiori di 12-14 anni. Più in là di questa età gli effetti collaterali sono molto forti e non se ne consiglia la somministrazione. Il problema è che l’industria del farmaco preferisce investire in prodotti dermatologici o psicofarmaci piuttosto che in nuove medicine. Cose molto più vendibili insomma. L’Oms dovrebbe avere un ruolo più aggressivo nella lotta a questa malattia ma purtroppo per adesso non è così.

Nei suoi progetti del futuro c’è ancora il Chagas? Assolutamente. Ho già un soggetto pronto per una fiction da filmarsi in Argentina nel 2007. Stiamo contattando attori importanti perché abbiamo bisogno di portavoce di rilevanza mondiale per diffondere l’informazione sopra il Chagas. Testimonial del film e della causa è l’attrice argentina Mia Maestro che ha recitato nei “Diari della motocicletta” e “L’avventura del Poseidon”. Grazie al suo impegno il messaggio si sta diffondendo molto velocemente. Ma ho anche un progetto che riguarda l’Italia. Si tratta di un cortometraggio che verrà girato a marzo con l’appoggio dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires. La sceneggiatura si ispira all’ultima notte della vita di Anita Garibaldi e si intitolerà appunto “La notte prima”. E’ un mio omaggio alla storia d’amore fra Anita e Giuseppe Garibaldi nell’anno del bicentenario della nascita dell’eroe dei due mondi.

Mal de Chagas (Tripanosmiasi americana): la situazione

Stato globale: 1) Numero dei casi: 16-18 milioni di malati. 2) Numero dei decessi: 21.000 all’anno. 3) Numero dei nuovi casi: 300.000 all’anno. 4) Numero persone a rischio: 120 milioni.

Diffusione:
Sud America, America Centrale, Messico dove è presente l’insetto vettore.

Causa: Il protozoo flagellato chiamato Tripanosoma cruzi, un parassita particolarmente resistente e in grado di sviluppare auto immunità attraverso i suoi antigeni.

Trasmissione: Il parassita si trasmette all’uomo in tre modi: 1) Attraverso la vinchuca, un insetto ematofago. 2) Attraverso la trasfusione di sangue infetto. 3) Per via congenita: una madre infetta può trasmettere il male al feto.

Vinchuca:

E’ il nome con cui si identifica in Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Cile l’insetto ematofago (famiglia Triatominae) principale vettore del parassita. In Brasile si chiama “Barbeiro”, “Chipo” in Perù, Venezuela e Colombia, “Chinche” in America Centrale e Messico, “Kissing bug” negli Usa. E’ generalmente conosciuto anche con il nome di “Assassin bug”, insetto assassino, e “cimice dei letti”. Trova il suo habitat ideale nelle crepe e negli interstizi delle case ed è particolarmente diffuso nelle abitazioni rurali povere dove sono usati, quali materiali di costruzione, il legno e l’argilla. Si trova anche nei pollai, nelle stalle e può nascondersi nel pelo degli animali. Esce solitamente durante la notte per
mordere e succhiare il sangue. Dopo aver lacerato la pelle, la vinchuca deposita i suoi escrementi sulla ferita. E’ nella materia fecale che si trova il parassita ed è la stessa persona che ha ricevuto il morso dell’insetto che, grattandosi, lo immette nel proprio sangue.

Sintomi:

La ferita provocata dalla vinchuca può causare una tumefazione locale della pelle e rigonfiamento degli occhi. La fase acuta iniziale, generalmente asintomatica e pertanto di difficile diagnosi, può provocare la morte soprattutto nei bambini. Più comunemente i malati entrano, dopo 4-8 settimane dal contagio, in una fase asintomatica che può durare anni. In questo periodo, che per molti può estendersi per tutto l’arco della vita, il parassita attacca molti organi del corpo causando danni al cuore, all’intestino, all’esofago e provocando una debolezza progressiva nel paziente. Un terzo dei pazienti, 10-20 anni dopo l’infezione iniziale, entra in una fase cronica del male che si manifesta attraverso cardiopatie, patologie del tratto digestivo e alterazioni del sistema nervoso autonomo e centrale. Per queste persone l’aspettativa media di vita è ridotta a 9 anni.

Manlio Masucci estuvo en Rafaela (Argentina) en 2006 en el marco de una investigación sobre esta enfermedad. Colaboración del doctor rafaelino Eric Pairone.

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1 thought on “Parlate di questo morbo e avrete tutti i governi contro

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